Chatbot sul sito e AI Act: cosa va scritto e dove
Dal 2 agosto 2026 chi parla con un chatbot deve sapere che è un'AI, e il rinvio deciso dall'Europa non ha toccato questa regola. Controllo chatbot, risposte automatiche e contenuti generati sul vostro sito, e aggiungo gli avvisi dove mancano.
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Cosa chiede la legge
Il regolamento europeo 2024/1689, l'AI Act, all'articolo 50 stabilisce che chi interagisce con un sistema di AI deve esserne informato, a meno che sia ovvio. L'informazione va data in modo chiaro e distinguibile, al più tardi alla prima interazione, e deve rispettare i requisiti di accessibilità. Il regolamento si applica così com'è in Italia, senza bisogno di recepimento.
Chi pubblica deepfake deve dichiararli. Le sanzioni per l'articolo 50 arrivano a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale, e per le PMI vale il più basso dei due importi (articolo 99).
Dove lo trovo di solito
- il chatbot sul sito, senza una parola che dica che non è una persona;
- WhatsApp e Messenger, dove il primo messaggio sembra scritto da un commesso;
- le risposte automatiche alle email firmate con il nome di un dipendente;
- la voce che risponde al telefono;
- le foto di persone generate con l'AI, usate come testimonial.
Cosa faccio
Faccio l'elenco dei punti in cui i vostri clienti incontrano un'AI, compresi quelli che un'agenzia ha installato anni fa. Poi aggiungo l'avviso al primo messaggio, in testo vero: un lettore di schermo deve poterlo leggere. Aggiungo un modo di parlare con una persona, che la legge non chiede ma che di solito evita i reclami, e aggiorno la privacy se i messaggi passano da un fornitore esterno.
Se il chatbot lo devo ancora fare io, nasce così: risponde dai vostri testi e dai vostri listini, dice che è un'AI e quando non sa rispondere passa la conversazione a voi. Ne parlo in AI per le aziende.
Cosa non è compreso
L'AI Act ha altre parti, come i sistemi ad alto rischio per selezione del personale o credito: lì serve un consulente, e i miei lavori non arrivano fin là. Questa pagina riassume norme lette il 30 ottobre 2026 e non è un parere legale.
Se il sito è svizzero e avete clienti nell'UE, vedete negozio svizzero con clienti nell'UE.
Domande frequenti
L'AI Act non era stato rinviato?
In parte. Il regolamento 2026/1744 sposta i sistemi ad alto rischio al 2 dicembre 2027, e quelli dentro i prodotti al 2 agosto 2028. Le regole di trasparenza dell'articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026. Fa eccezione la marcatura dei contenuti generati, con tempo fino al 2 dicembre 2026 per i sistemi già sul mercato.
Il chatbot è di un fornitore esterno: l'obbligo è suo o mio?
L'obbligo di informare chi interagisce sta sul fornitore del sistema. Se invece fate sviluppare il chatbot e lo mettete in funzione con il vostro nome, il fornitore rischiate di essere voi. Controllo quello che si vede sul sito; chi risponde di cosa lo dice il contratto, letto da un legale.
Se il chatbot ha un nome e una foto di una persona?
L'articolo 50 esclude solo i casi in cui è ovvio che si tratta di un'AI. Una finta assistente con nome e foto va nella direzione opposta: scrivo l'avviso ben visibile già nel primo messaggio.
Devo segnalare i testi del blog scritti con l'AI?
L'obbligo sui testi riguarda quelli pubblicati per informare il pubblico su temi di interesse pubblico, e cade se una persona li ha rivisti e ne ha la responsabilità editoriale. Gli articoli di un'azienda riletti da chi li pubblica di solito stanno fuori. Per i deepfake, cioè immagini, audio e video che sembrano veri, la dichiarazione serve.
Per approfondire
- Il servizio: Integrazioni e automazioni
- Altre pagine come questa: Nuove regole da rispettare
Scrivimi
Scrivete l'indirizzo del sito, dove usate l'AI (chatbot, WhatsApp, risposte alle email, testi o immagini generati), con quale prodotto o fornitore e chi ve l'ha installata. Se avete il contratto del fornitore, allegatelo (PDF, al massimo 10 MB).
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- Rovellasca (Como), Italia. Con i clienti lontani lavoro a distanza.
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